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BIOGRAFIA
GIUSEPPE SEBASTIANO DEVOTI Nato a Torino (TO) il 21-2-1941. Dirigente
scolastico in pensione, si è trasferito in Abruzzo nel 2004. Abita e
lavora a Canzano, località Sodere. Diploma di Maturità Artistica
conseguita presso l'Accademia Albertina di Torino, Laurea in Architettura
conseguita presso il Politecnico di Torino Le prime esperienze compiute di
pittura risalgono agli anni 55 - 57 con produzioni paesaggistiche che
presentavano atmosfere di languido romanticismo, da cui emergevano gia
tratti moderni nell'uso, dei chiaro-scuri. Negli anni del liceo 58 - 59
questa tavolozza si rafforza prima dando corpo a opere tendenti
all'astratto, sia pur con qualche reminescenza figurativa, tendenza poi
indirizzata verso opere d'impronta surrealista. Negli anni dal 60 - 65 Con
la frequenza alla Facoltà di Architettura e l'Insegnamento al Liceo
Artistico si rafforza la tendenza verso elaborati grafici. I soggetti
preferiti sono oltre ai nudi, i cavalli e le marine. Negli 70 - 90 la
produzione tocca forme diverse di arte per stile e tecnica mantenendo però
intatti i soggetti a lui cari. Nel 2005 ha intrapreso la scultura in
pietra, che con la produzione pittorica e divenuta la fonte di produzione
prevalente. Opere espressionistiche interessanti sono rappresentate nella
serie dei cavalli pazzi (2005). In queste oltre a leggersi la spontaneità
dei segni fortemente geometrici dal cupo contrasto coloristico, si può
intravedere il sogno utopico racchiuso nel pensiero di un mondo libero ed
energico, simboleggiato dalla dinamicità ideale dal cavallo che
rappresenta l’interiorità primigenia del concetto pulsionale naturante ,
opposto all’atteggiamento esistenziale. Anche il centauro è una figura
mitica rappresentativa del suo pensiero ontologico. L’essere ibrido posto
tra la libertà del pensiero e la schiavitù della violenza, del vivere
“Sociale”. In queste opere si legge l’irrequietudine dell’animo che nega
l’affiliazione forzata ad un’idea ed al suo mantenimento, e l’angoscia
nata dalla visione pessimistica di non poter modificare la realtà
contingente. Esiste però nelle forme ricercate a volte quasi calligrafiche
la tendenza alla ricerca di una nuova freschezza nel praticare l’arte,
quasi il bisogno represso di cercare in questa quella pace che il mondo
con i suoi atteggiamenti non è in grado di dargli. |