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Devoti Giuseppe Sebastiano «Come persona l’artista può avere capricci, umori e mire sue proprie, ma come artista è nel senso più alto: uomo, uomo collettivo, portatore e rappresentante della vita psichica inconscia dell’umanità. Questo è il suo “officium”, il cui peso è spesso così preponderante che gli vengono fatalmente sacrificate la felicità personale e tutto ciò che di solito rende all’uomo comune la vita degna di essere vissuta.... La sua vita è necessariamente piena di conflitti, poiché due potenze si combattono in lui: l’uomo comune con le sue giustificate pretese alla felicità, soddisfazione e sicurezza vitale, da una parte, e la passione creativa, intransigente, dall’altra, che calpesta all’occasione tutti i desideri personali. Ecco perché il destino personale di tanti artisti è così insoddisfacente, anzi tragico: non per volontà di un fato oscuro, ma per l’inferiorità o l’insufficiente capacità di adattamento della loro personalità umana. Raramente si dà il caso di un artista che non debba pagare cara la scintilla divina che è in lui.» Carl Gustav Jung. L’espressione artistica si traduce sempre in atti concreti, in gesti che scoprono e rappresentano gli aspetti profondi dell’essenza umana. Essa rende alla coscienza gli elementi inconsci della personalità dando a questi ordine e spiritualità. L’arte è una sorta di forza sensuale che si ripiega su se stessa ed esprimendosi diviene armonia creativa. Genera il mito ed in esso si realizza sul caos dell’inconscio. Nel mito razionalizzato attraverso un’azione ordinatrice si palesano gli aspetti arcani della passione creativa nella cui fusione ermafroditica, feconda, autofertilizzante si identifica la globalità dell'universo. Il “TUTTO” che è contemporaneamente maschio e femmina, luce ed ombra, positivo e negativo, sublime ed abietto. La funzione dell’arte è di rappresentare questa realtà duplice e contraddittoria in cui si riuniscono coscienza ed incoscienza, saggezza ed ingenuità della naturalità umana. Fare arte significa inglobare nella coscienza forme fluttuanti e sparse dando loro struttura e significato. L’artefice di quest’azione sa per grazia e dannazione che il suo gesto non conosce ripensamenti perchè rappresenta la libertà di proporre, in un tempo in cui l’immaginario è sempre in fuga, l’abitare visivo del mondo attraverso la dinamicità dell’apparenza artistica. Per questo nell’artista si fondono tutti gli aspetti della realtà umana. A questa categoria di uomini appartiene Giuseppe Sebastiano Devoti. Nato a Torino nel 1941 Laureato in Architettura al Politecnico di questa città. Titolare negli anni ‘60 della cattedra di Figura e Decorazione Presso il Liceo Artistico “Giotto” di Torino. Fonda il Puraismo, che si propone un’espressività libera, fantastica, anarchica affrancata da ogni razionalismo stilistico. Attualmente usa una tecnica pittorica assolutamente nuova e particolare; tecnica mista in cui più materiali vengono utilizzati per raggiungere il forte impatto evocativo del prodotto finito. L’accorpamento dei colori: smalti sintetici, acrilici e stucchi nuance viene ottenuto su una preparazione che potremmo definire estensione dell’encausto, tecnica antichissima già usata nelle pitture parietali Pompeiane. Questo procedimento fissa i colori al supporto mediante il calore. Devoti estende questa tecnica dandole un’ulteriore funzione, quella di ottenere un effetto pittorico nuovo ed inquietante. Le marezzature che i dipinti presentano sono ottenute per bollitura del colore a temperature prossime ai 400 gradi centigradi. Sulle basi ottenute ad encausto vengono aggiunti gli altri materiali che creano l’insieme pittorico. Queste aggiunte sono distribuite con la gestualità dell’action painting, quindi anch’esse trattate a caldo e lavorate con bulini di bamboo. Completa la tecnica piuttosto complessa l’uso di un particolare stucco, inventato dall’artista, che dà materialità alla composizione. Analizzando le sue opere si ha l’impressione di stare di fronte ad una personalità variegata ed indefinibile alla continua ricerca di una precisazione stilistica. Questa impressione (che nasce dall’irrequietudine del personaggio) è erronea, infatti un’attenta analisi della sua produzione individua una coerenza tecnico-formale comune a tutto il suo percorso artistico. La sottile ansia presente nei suoi quadri rappresenta lo scetticismo che egli ha della vita. Nella sua arte Devoti mostra la consapevolezza che nella nostra società l’utopia artistica è frammentata in singole azioni spesso tra loro incoerenti. Piuttosto ciò che è mancato al nostro artista è la continuità operativa; che ha penalizzato la sua produzione pittorica per quasi 25 anni. Questa interruzione nasce da contingenze professionali, ma soprattutto da una spiccata insofferenza a limitare la sua attività ad un solo aspetto produttivo. Questo aspetto caratteriale lo ha sempre posto in contrapposizione prima con se stesso e poi con gli altri. Nel quarto di secolo in cui ha ridotto l’attività pittorica ha spostato i suoi interessi artistici sulla produzione di materiale didattico per l’istituto scolastico di cui era dirigente: sculture in bronzo da lui fuse, terraglie cotte con metodi primitivi e disegni ad inchiostro. Questa fase è stata comunque importante perché si è realizzata in un particolare spazio di ricerca. La sperimentazione di tecniche d’uso, nuove e spregiudicate con inchiostri e resine viniliche, gli ha reso familiare il successivo utilizzo del “dripping”. L’originalità del gesto pittorico sta nel fatto che tanto l’artista quanto l’osservatore possono, in una situazione particolare e privilegiata seguire l’atto del dipingere alla maniera di chi ascolta la musica. Le opere caratterizzate da attenzione per il gesto producono, al di là della verbalizzazione delle reazioni emotive, un coinvolgimento introspettivo. Concentrandosi sul modo in cui l’artista esprime la sua parte interiore, si va oltre la pura sensazione visiva legata al soggetto del quadro. Mediante questo modo di entrare in relazione con l’opera, Devoti, cerca disperatamente di farci vedere ciò che nell’arte non è rappresentabile. Per dirla con Hegel di rendere “presente la presenza” di ciò che è nascosto nell’inconscio. L’artista operando mediante una fittizia incapacità d’identificare il reale, ricostruisce l’essenza emozionale del mondo recuperando con la riflessione pittorica ciò che l'immediatezza della vista non può dare. Nel 2006 fondando il “Puraismo” ha semplicemente voluto (in un momento in cui l’urgenza di riprendere a dipingere diveniva una necessità esistenziale inalienabile) mettere ordine nella sua storia personale e potendo condividere con alcuni amici ciò che la sua esperienza umana ed artistica aveva maturato, ha definito gli aspetti formali del suo progetto artistico. Nel rapporto quadro-sguardo, cerca di creare una metafisica del vedere il mondo prima di ogni piglio, anche del suo. Devoti propone un archetipo di realtà reinventata, quello aurorale del sogno. Visione onirica del mito cosmogonico dell’universo prima che l'uomo lo fagocitasse integrandolo ai propri desideri e bisogni. Il suo credo emerge dall’analisi del Manifesto Puraista in cui afferma: ….”La trattazione del colore sia un fatto formale caratterizzante il rapporto magico che l’artista intrattiene con la materia della sua espressività, l’elemento stilistico che identifica un’operatività mediata attraverso un vero patos emozionale”….”L’opera nasca dall’analisi delle apparenze, rinunciando all’interpretazione ottica del mondo”….” Lasciamo che le cose penetrino in noi e c’invadano”…. “Occorre riproporre una pura visione soggettiva, dipingere una materia che prenda forma, in modo quasi spontaneo e primordiale, sotto le nostre mani”….. “che la nostra pittura risulti come un coacervo originario di tutto ciò che sarà”..…”dobbiamo saper evocare lo sforzo demiurgico di ritornare alla percezione vergine delle origini, quella non filtrata da sguardi che giudicano, accolgono o rigettano”. Nelle ultime opere si può ritrovare la cosciente e coerente applicazione di queste idee e nello stesso tempo scoprire continuità stilistiche che risalgono agli anni ‘60. ****************************
IL CAOS CALMO NELLA
Recensione critica Muovendo magistralmente i suoi passi dall’esperienza figurativa e innestandosi sul sentiero dell’astrazione segnica, Beppe Devoti inaugura un singolare genere di pittura che culmina nella fondazione di una nuova corrente artistica contemporanea, detta “Puraismo” o “Pure Painting”, designante un’interpretazione pura della realtà. Socio dell’Associazione Optimae Artes, l’artista di origini torinesi sperimenta universalmente l’emozionalità dell’esistenza umana con un linguaggio squisitamente dialettico, emblema del conflitto interiore che vive in prima persona e che si estrinseca nella lotta spirituale tra caos primordiale e calma perpetua, tra passato e presente, storia e attualità, stasi e movimento, uomo-donna, mito e realtà. E’ un dissidio mentale che l’opera intitolata “Di fonte al Leviatano” compendia magnificamente. In essa l’aria volteggia sinuosamente al di sopra della superficie marina in una danza generata dal naturale dinamismo incorporeo dell’atmosfera, arrestandosi nell’impenetrabile cinta arborea, simbolo di assoluta compostezza. Di matrice esistenzialista, il simbolismo pittorico di Beppe Devoti è saturo di studi antropologici che indagano la funzione dell’uomo nel contesto cosmico. L’homo diventa, così, il fulcro della vita psichica dell’intera umanità. In Devoti molti elementi volgono con nostalgica memoria al passato, recuperato sia attraverso l’adozione della tecnica esecutiva ad encausto, sia mediante l’impianto iconografico generale, non a caso nel manifesto puraista l’artista dichiara che occorre “saper evocare lo sforzo demiurgico di ritornare alla percezione vergine delle origini”. La trattazione della genesi prende le mosse dal figurativo in “Maternità”, accludendo i temi della vita, nascita e morte in intima congiunzione con il mito del femminino. E’ da questo concetto che hanno ragion d’esistere la “Monaspeculare con camaleonte” e la “Madonna pagana con luna e feticci” che ritrovano la sacralità dell’eros non senza un piglio velatamente parodistico. Su questo filone, s’inserisce anche “Senso” e “La notte del piacere”, intrisa di una simbologia essenzialmente bacchica. La componente irrequieta di Beppe Devoti si evidenzia nel segno astratto di “Miniatura Loco Orionis” e “Miniatura ambiente metallico”, a cui corrisponde quella dai toni più pacati de “L’Olandese Volante” e di “Piani”, dove si ravvisa, in quest’ultima, non soltanto un assetto geometrico, ma anche una mite ricerca dell’equilibrio e della simmetria ormai perduta nel corso della storia. Un capitolo a parte rappresenta l’ “Odissea”, dove le armonie cromatiche d’insieme alleggeriscono le linee spezzate nel firmamento della superficie pittorica. In essa si scorgono simboli di ascendenza iberica, con sottili richiami alla pittura spagnola del Novecento e in particolare a Joan Mirò. Mentre in “Musica e strumenti musicali” l’accentuata inquietudine interiore dell’autore rende il segno convulso nella frenesia del lineamentum.
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Quel Cavaliere Errante DI GIUSEPPE SEBASTIANO DEVOTI…. By Maria teresa prestigiacomo Sono impianti scenografici di intenso impatto emozionale le opere di Giuseppe Sebastiano Devoti, costruzioni pittorico-architettoniche, giocate su intersezioni di piani e di volumi, primi piani e sfondi, luci ed ombre. Il genio della fantasia partorisce in Devoti cavalli bizzarri al galoppo, erranti, dalla testa di un uomo…. Oppure, lo sguardo di Monna Lisa, attraverso la vena fantastica dell’artista, si sposa con segni e linee astratte, opportunamente rivisitata, in chiave puraista, futurista dal suo regista-pittore, architetto delle forme, futurista nell’impianto scenico dell’opera. La stessa fantasia che illuminava il genio di De Chirico o di Dalì ma con una personale e originale modalità di approccio alla pittura, attraverso l’affermazione del Puraismo. Elementi etnici, arcaici, archetipici rimandano alla purezza dell’uomo ed alla purezza delle forme; detti elementi popolano le tele di Devoti che sembra innalzare icone all’uomo del terzo millennio, all’uomo che soffre il suo tempo sofferto. Il Puraismo gli viene incontro: è la corrente fondata dallo stesso artista, corrente che si afferma e consolida con queste ultime sue opere, in cui le note dominanti della corrente propugnata si condensano nello studio del colore, del tratto e nello studio della caratterizzazione della figura animale ed umana, al fine di evidenziare la condizione esistenziale travagliata dell’uomo. Paesaggi lunari, forse extragalattici, futuristi, boschi di prustiana memoria, città del futuro… ed un cavallo puraista, sembianze grottesche, un cavallo dallo sguardo antropomorfo, evocatore di quel valente letterato spagnolo e del suo protagonista più emblematico ed universale: alludiamo a Miguel De Cervantes ed al suo Don Chisciotte che lotta contro i mulini a vento…..lottare….lotttar….lottare…..questa è la condizione dell’uomo…..Lottare contro i mulini a vento, come Don Chisciotte, contro chi non ascolta. Le voci, però, diventano eco….diventano tuono. Il Puraismo di Devoti è sulla buona strada, quella della completa storicizzazione. Del resto, Devoti è pittore monumentale, di dignità museale, di forte fascino, di atmosfere cosmiche, bucoliche…. Anch’egli, si identifica con uno di quegli straordinari, valenti e fieri cavalieri che rappresenta e si trasforma in un ….Cavaliere errante….Chissà, forse uno degli ultimi “cavalieri” erranti della pittura italiana. Maria Teresa Prestigiacomo **************************** |